piccolo manuale di teatro comico estremo
, sul retro colori più caldi, forse, dopotutto la solita storia, a ripetersi quasi maniacalmente, tanto per ovviare logore stanche amnesie. Sul retro dicevo, un uomo col cappello cammina la vecchia strada e ferrovia, parliamoci chiaro, come sotto? Un bomba di quelle rotonde con la miccia a ripetersi, in vorticosa sequenza, irreversibili climax, domenica prossima si va tutti allo stadio, potete starne certi, ormai forse appena più in basso, come di antichi ovali, masserizie di morenti fatui amori, passioni senza nerbo, tutto qui, talvolta dorati. Solita – per quanto (?) – stanza (e tutti attoniti a chiedersi, per quanto tempo ancora?) spaurite naufraghe anime a divorarsi l'un l'altra ––––––––––– Come quell'uomo, sì, proprio là in fondo, un uomo col cappello, che, magari per gioco (……) un uomo cammina – ostentata incapacità ad uscire dal proprio ruolo – un uomo col cappello, vezzo d'altri tempi, a buon conto tara genetica, un uomo, cammina basso, come quell'uomo là, un uomo cammina, sì proprio là in fondo, magari per gioco.
Come potevo io, sordido piazzista di malinconie in doppiopetto, come potevo dirle, questo no, non era proprio possibile, io, detumescente alchimista di vecchiezze innominate, con tanto di cappello, come potevo io, riluttante sfuggente il minimo fulgore di modernità – lancinante melassa di fin de siècle – vi scongiuro, non arriviamo a questo, già si è fatta abbastanza letteratura, non trovate? Senza che io me ne accorgessi mi era già alle spalle con la pistola puntata sulla schiena ed io che non riuscivo più a togliermi dalla testa la vecchia gag di Totò nella quale schizza d'inchiostro un elegante signore al tavolo di un ristorante – come dire, non pensare ai tuoi guanti, c'è soltanto da scappare, più in fretta possibile, siamo assediati.
Il fuoco divampa, da ogni angolo di Caracalla zampillazampillazampilla, rigenerante panacea di imperiale memoria – Sono suo zio – Fu in questo modo che evitammo che ci trattenessero ancora un'altra ora, altezze ogni vota più vertiginose, io quasi inchiodato al bordo del tetto, ormai del tutto incapace di fare anche il più insignificante movimento.
Un uomo col cappello cammina, solito ritrito pretesto, gag per ovviare, alle volte il fatto che non abbia niente (ma proprio niente) da scrivere, comunque ti ostini forse semplicemente per sentire il dolce rigenerante frastuono della tua decrepita macchina da scrivere – se ne parlava appunto una sera, di qualche anno fa – e cercare – cercare, dicevo, quella favolosa perdita di controllo che prima o poi arriva – sarò il tuo insulso, logorante asfittico pretesto letterario, il tuo ubiquo incubo sarò, basterà semplicemente che tu lo voglia – l'importante è incominciare; un uomo col cappello cammina, presto, tra non molto morirà, magari inciampando in una merda, questo sì, un tocco di crudele cinismo eterna beffa dell'infame destino (in questo caso l'autore si trasforma repentinamente in fato) e la morte si trasforma di lì a poco in lirico–momento–comico (niente di più travolgente) così come ogni volta; specie se l'uomo col cappello, magari anche con le ghette, inciampi. Il pubblico, matematica certezza, scoppierà inevitabilmente in una risata – allora, facciamo che l'elegante signore, inciampando, muoia davvero e che il pubblico esploda non metaforicamente ma nel senso letterale del termine (sufficienti a questo anbaradàn appena pochi grammi di plastico) il crimine non paga, la comicità estrema forse sì. L'ideale sarebbe una prima a teatro – meglio ancora un anfiteatro – dicevo – innanzi tutto perché la morte dell'elegante signore potrà consumarsi quasi contemporaneamente alla esplosione poi perché, di regola, la maggior parte del pubblico sarà ben vestita (come d'obbligo ad ogni prima) laide vecchie megere incartapecorite grondanti cosmesi gradualmente a sfaldarsi in vorticosi sanguinolenti giochi pirotecnici, carnigrondantizampillanelrossoraggruma, tutto qui, ah, forse un ulteriore elemento; un secondo pubblico, questo a debita distanza, nei paraggi del teatro, magari con binocoli (quasi tour de France) potrà godersi, a prezzi più che ragionevoli, l'intero spettacolo. – Bagarre finale, niente sipario, andato distrutto (probabilmente alle fiamme) con l'esplosione.
Send E-Mail to: rcecchetti@katamail.com
This page created using the webpage creation facilities of Webspawner.
Copyright © 2000 . All Rights Reserved